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Dopo il maltempo si contano i danni: il bilancio è gravemente negativo

Dopo il maltempo si contano i danni: il bilancio è gravemente negativo

ROMA, 28.11.2019

Le regioni dello stivale devono ora fronteggiare i danni, in molti casi seri, causati dal maltempo: allagamenti, strade invase da frane e smottamenti, alberi caduti, viadotti crollati, fiumi in piena, agricoltura in ginocchio. Il rapporto ISPRA 2018 (Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale) sul dissesto idrogeologico in Italia, indica che su una superficie nazionale di oltre 302mila km quadrati, il 16,6% è mappato nelle categorie a maggiore pericolosità per frane e alluvioni. Certo, ci sono altre aree a rischio medio e altre a rischio basso ma la consapevolezza sulle zone da tenere d’occhio c’è eccome, stando al livello di dettaglio della mappa disegnata dall’ISPRA. Per non parlare poi della posizione degli insediamenti rispetto al rischio territoriale. Secondo Legambiente in Italia ci sono 71 mila immobili interessati da ordinanze di demolizione. Secondo l’Istat, nel 2015 l’abusivismo riguardava il 47,3% del patrimonio immobiliare al Sud, il 18,9% al Centro e il 6,7% al Nord. Siamo bravissimi a costruire dove non si può, peccato che quel “non si può” spesso cela delle insormontabili criticità nelle caratteristiche del suolo. Infine, come ciliegina sulla torta, mettiamoci pure la mancanza di precauzioni: in Italia o fatichiamo a progettarle per mancanza di cultura o a gestirle, per incuria. L’ondata di maltempo fa salire il conto dei danni all’agricoltura che per effetto dei cambiamenti climatici e per il manifestarsi di eventi estremi ha perso più di 14 miliardi di euro nel corso di un decennio, tra produzione agricola nazionale, strutture e infrastrutture rurali. La devastazione provocata dalle acque nelle campagne, dal Piemonte alla Calabria, dalla Liguria alla Campania è spaventosa. Sono finiti sott’acqua migliaia di ettari di terreno coltivato con inondazioni di serre, raccolti e vigneti distrutti, coltivazioni perdute ma anche frane, viabilità interrotta nelle strade rurali e aziende isolate e senza luce. Nei terreni allagati la pioggia sta compromettendo le tradizionali semine autunnali come quelle del grano, con il 50% in media delle operazioni ancora da completare. Gli agricoltori non riescono neppure a entrare nei campi per effettuare le necessarie operazioni colturali mentre, dove si è già seminato, i germogli e le piantine rischiano di soffocare per la troppa acqua. L’eccezionalità degli eventi atmosferici è ormai diventata la norma anche in Italia tanto che siamo di fronte ad una evidente tendenza alla tropicalizzazione che si manifesta con una più elevata frequenza di eventi estremi con sfasamenti stagionali e territoriali, precipitazioni brevi ed intense ed il rapido passaggio dal sole al maltempo. Le precipitazioni sempre più intense e frequenti con vere e proprie bombe d’acqua si abbattono su un territorio reso fragile dal dissesto idrogeologico con 7.275 i comuni complessivamente a rischio per frane o alluvioni (il 91,3% del totale) ma la percentuale sale al 100% in Regioni come la Liguria. A questa situazione non è certamente estraneo il fatto che il territorio è stato reso più fragile dalla cementificazione e dall’abbandono di oltre un quarto della terra coltivata con la superficie agricola utilizzabile in Italia che si è ridotta ad appena 12,8 milioni di ettari. “Il Ministro dell’Agricoltura, per il bene dell’Italia, deve difendere il proprio patrimonio agricolo e la propria disponibilità di terra fertile con un adeguato riconoscimento sociale, culturale ed economico del ruolo dell’attività nelle campagne.” Così riferisce il Responsabile Nazionale di Agri-CICAS, la Dott.ssa Giovanna Greco che ancora aggiunge: “per evitare di dover costantemente rincorrere l’emergenza servono interventi strutturali che vanno dalla realizzazione di piccole opere di contrasto al rischio idrogeologico, dalla sistemazione e pulizia straordinaria degli argini dei fiumi ai progetti di ingegneria naturalistica, fino a un vero e proprio piano infrastrutturale per la creazione di invasi che raccolgano tutta l’acqua piovana che va perduta e la distribuiscano quando ce n’è poca.” La Greco: nell’esprimere massima vicinanza a tutte le persone coinvolte da questo disastro conclude dicendo: -“Non viviamo in un territorio facile, ma non siamo il Paese più alluvionale al mondo; purtroppo però, sul controllo della vulnerabilità siamo insufficienti”.