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I progetti portati dalla CICAS in campo nazionale.

1) DOMENICA E’ SEMPRE DOMENICA
La CICAS sempre in prima linea nella battaglia per la chiusura festiva di tutti i negozi, anche e in particolare dei centri commerciali

“Domenica è sempre domenica” cantava Mario Riva negli anni cinquanta. Poi c’è stato un film diretto dal regista Camillo Mastrocinque. E infine, a riprendere le note del cantante, è la CICAS.
La musica è solo un pretesto per rilanciare (come già fatto in passato) la campagna per sollecitare l’intervento della politica nazionale e del governo sul tema dell’apertura del Centri Commerciali alla domenica e nei giorni festivi. Soluzione che farebbe comodo ai Centri Storici, spesso abbandonati, spesso vittime dello spopolamento, spesso vittime della serie incontrastata di chiusure di negozi di vicinato.

La CICAS saluta con particolare soddisfazione il ritorno di interesse della stampa quotidiana per un argomento che è da sempre cavallo di battaglia della Confederazione che ho l’onore di presiedere in campo nazionale e che opera a sostegno della piccola e piccolissima impresa, anche commerciale.

Insieme ad altre organizzazioni datoriali ha, nel tempo, promosso iniziative volte a sollecitare l’intervento della politica nazionale e del governo sul tema spinoso dell’ apertura dei centri commerciali alla domenica e nei giorni festivi.
La CICAS si è anche assunto il ruolo di promotrice della campagna “Domenica è sempre domenica“ che ha avuto ampio rilievo e grande risonanza anche in campo nazionale.
Un successo (condiviso da altre Confederazioni), che ha consentito l’arrivo in Parlamento sin dal 2013, di una proposta di legge di iniziativa popolare che, restituendo potestà legislativa alle Regioni, possa alla fine arrivare a una regolamentazione degli orari di apertura degli esercizi commerciali a misura d’uomo.
Non sembri eccessivo evocare un termine di paragone antropologico rispetto a un problema che sembrerebbe confinato a una dimensione esclusivamente commerciale e quindi economica.
Non è “fredda scienza”, è viceversa questione che concerne un aspetto fondamentale della realtà umana: la possibilità, che deve essere garantita a tutti, indistintamente, di godere del giusto riposo settimanale.
Il che vuol dire, per contrasto, che intanto occorre garantire a ciascuno il giusto lavoro quotidiano.
I due termini sono complementari, naturalmente.
E invece una distorta concezione della libera concorrenza sta portando a guasti economici e sociali di cui la desertificazione dei centri storici è solo la punta avanzata
Cosa vuol dire, concretamente, liberalizzare l’apertura dei negozi?
Per il commerciante italiano tipo, conduttore autonomo del proprio esercizio, al massimo aiutato dal consorte o da qualche altro familiare, vuol dire dedicare tutto il tempo personale, di tutti i giorni della settimana.
Vuol dire impegnare una ulteriore parte dei propri - decrescenti – introiti d’impresa nei sacrosanti compensi del personale, diretti e indiretti.
Vuol dire sacrificare ogni opportunità di relazione personale, familiare, sociale, culturale e religiosa al mito fasullo del “fine lavoro mai”.
Servisse a qualcosa! I dati sulle chiusure continue dei negozi ormai sono conosciuti da tutti.
Non è liberalizzando sul consumo di tempo che si incrementano i consumi di merce, ormai a livelli antecedenti il cambio di secolo.
Di certo la pratica liberalizzatrice aumenta i vantaggi per la grande distribuzione organizzata, equivalente, per i centri storici delle normali cittadine italiane e per i normali commercianti italiani, alla grande distruzione, organizzata o meno.
Troppo differente il margine economico, troppo impietoso il raffronto tra numeri, in termini di fatturato, di personale, di impatto occupazionale e di riferimento politico per avanzare una sia pur timida azione di contrasto commerciale.
La CICAS, (come sicuramente le altre organizzazioni di riferimento della piccola impresa) , non vogliono fare una operazione di retroguardia.
Stabilisca la politica se, ai fini dell’interesse economico generale, i centri commerciali debbano rimanere aperti la domenica e nei festivi.
La CICAS ritiene di no.
Per ragioni diverse, non ultima una ragione di natura morale, a cui la religione non è naturalmente estranea.
Per i negozi dei centri storici, una soluzione potrebbe essere una turnazione diluita, in modo da aumentare la massa critica dei consumatori di necessità.
Ma è una soluzione di seconda istanza.
La CICAS non esita a chiedere il ritorno alle buone abitudini: nei feriali lavoro, nei festivi riposo, per sé, per la famiglia, per una società liberata dall’assillo del consumo dopato.

2) RIQUALIFICAZIONE, PROMOZIONE E RILANCIO dei CENTRI STORICI DELLE CITTA’

I Centri Commerciali Naturali (abbreviati in CCN) hanno la funzione cardine di favorire la crescita della domanda del servizio reso ai consumatori e promuovere lo sviluppo urbano e territoriale.
I Centri Commerciali Naturali, sono delle aggregazione di esercizi commerciali che operano integrandosi tra loro in ambito urbano, ed è composto da Piccole, Medie Strutture di vendita, di esercizi di somministrazione di alimenti e bevande, di imprese artigiane, turistiche e di servizi integrati
Il commercio di vicinato è fatto di uomini, ma è in grado di restituire alla società un valore che supera le buone intenzioni di ogni singolo operatore. In questo caso, l’insieme è forza e debolezza allo stesso tempo. È forza perché l’offerta di beni è ampia, variegata, sufficientemente concentrata in un ambito urbano leggibile; è debolezza perché non sempre è utilizzato come fattore competitivo primario. Occorre inserirsi in questa annosa contraddizione offrendo un sistema identitario che favorisca l’interfaccia tra il negozio e la città, sottolineando l’insieme ed esaltando nel contempo la storicità dei luoghi.
Ne siamo certi: i progetti che si potrebbero realizzare saranno capaci di far cogliere in pieno ai fruitori come la cultura dell’accoglienza che si respira nella piccola bottega, nel negozio di prossimità, nel caffè del centro possa oltrepassare l’uscio del punto vendita per proiettarsi sulle strade e sulle piazze delle nostra città, nelle grandi stanze senza tetto dove ancora ci piace vivere.

 

3) CARO AFFITTO TI SCRIVO

“Caro affitto ti scrivo” è il titolo del progetto lanciato da alcuni anni dalla CICAS in collaborazione con l’Unione dei Piccoli Proprietari Immobiliari (Uppi).
L’iniziativa, grazie ad protocollo d’intesa UPPI CICAS ha lo scopo di far abbassare gli affitti dei locali commerciali/ artigiani che gravitano nel territorio, soprattutto nei centri storici dove, spesso e volentieri, gli affitti di negozi e superfici commerciali in genere sfiorano cifre astronomiche.
Presso le sedi CICAS si troveranno i corner “Caro affitto ti scrivo” . Li, nel pieno rispetto della privace - saranno raccolte le segnalazioni degli associati che considerando la crisi economica attuale, lamentano canoni di affitto mensili fuori mercato.- Successivamente, sarà cura della CICAS locale ad intervenire con il titolare dell’immobile a di venire incontro alle esigenze degli associati.
In questa fase si inserisce il ruolo importante dell’Uppi finalizzato ad aiutare i piccoli proprietari immobiliari che lamentano, in molti casi, i mancati pagamenti dei canoni mensili da parte dei commercianti e artigiani.
Attraverso l'intervento sinergico UPPI-CICAS, si tenterà di raggiungere un giusto compromesso che contemperi le esigenze di entrambi le parti rappresentate.
I comuni di riferimento avranno un ruolo determinante nei confronti dei proprietari degli stessi immobili.