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L’imposta di soggiorno, causa un danno trasversale.
30 novembre 2017

receptionL’imposta di soggiorno venne instituita per la prima volta in Italia nel 1910 e limitatamente alle “stazioni termali, climatiche e balneari”. Nel 1938 venne estesa alle altre località di interesse turistico per poi essere abolita a decorrere dal 1° gennaio 1989.
Venne reintrodotta nel 2010 con Decreto Legge n. 78 del 31 maggio, limitatamente al solo Comune di Roma. Successivamente, con Decreto Legislativo n. 23 del 14 marzo

2011, fu estesa ad altri comuni la possibilità di instituire la suddetta imposta nel rispetto di quanto previsto al comma 1 art.4 del predetto Decreto che così recita:

1. I comuni capoluogo di provincia, le unioni di comuni nonchè i
comuni inclusi negli elenchi regionali delle località turistiche o
città d'arte possono istituire, con deliberazione del consiglio,
un'imposta di soggiorno a carico di coloro che alloggiano nelle
strutture ricettive situate sul proprio territorio, da applicare,
secondo criteri di gradualità in proporzione al prezzo, sino a 5
euro per notte di soggiorno. Il relativo gettito é destinato a
finanziare interventi in materia di turismo, ivi compresi quelli a
sostegno delle strutture ricettive, nonché interventi di
manutenzione, fruizione e recupero dei beni culturali ed ambientali locali, nonché dei relativi servizi pubblici locali

Da tale imposta dovrebbero essere esenti (dovrebbero perché molti comuni non applicano l’esenzione)alcune categorie tra le quali i bambini fino a 10-12 anni, i disabili ed accompagnatori, i clienti degli ostelli della gioventù, studenti universitari fuori sede, malati e assistenti ai degenti ricoverati presso strutture sanitarie.
Secondo alcuni dati, nel 2017, sarebbero 649 i comuni in cui viene applicata per un gettito totale stimato tra 400 e 450 milioni di Euro.
Le tariffe oscillano da comune a comune. E così abbiamo alcuni, o meglio, pochi comuni come Bologna, Firenze, Pisa, Padova e Savona che, rispettando quanto stabilito dal D.L. in vigore, applicano tariffe proporzionate al listino delle strutture. Molti altri applicano tariffe rapportate alle categorie alberghiere.
Troviamo così comuni che partono da 0,50 Euro per arrivare a 2,50, altri da 2,00 a 4,00, altri da 1,00 a 5,00 Euro. Alcuni hanno optato per la tariffa unica di 1,00 Euro. Altri ancora applicano tariffe che variano in base alla stagionalità.
Fa eccezione Roma che applica la tariffa più alta che parte da 3,00 Euro fino ad arrivare a 7,00 per un cinque stelle.
Dei moltissimi comuni che non applicano l’imposta, alcuni hanno rinunciato accogliendo le richieste che arrivano dal mondo del turismo.
Gli introiti derivanti da tale imposta dovrebbero essere impiegati per interventi in materia di turismo, manutenzione, fruizione e recupero dei beni culturali e ambientali locali e servizi pubblici.
L’osservatorio Nazionale sulla Tassa di Soggiorno ha rilevato da parte delle Amministrazioni Comunali, una certa “fatica” a dichiarare quali sono gli investimenti che effettuano con i proventi di tale imposta.
Di certo c’è che sono veramente pochi i Comuni che gestiscono correttamente tali proventi concordando gli investimenti con operatori e associazioni di categoria. Negli altri casi vengono destinati a varie attività, comprese le spese correnti o a “fini sociali” quasi mai identificati o identificabili. In pratica, l’imposta di soggiorno viene utilizzata per “fare cassa”.
Questo utilizzo improprio non fa altro che stravolgere la natura della tassa, non rispetta la volontà del legislatore e le finalità per cui è stata instituita, non restituisce al territorio i servizi previsti e quindi non fa altro che arrecare danno al turismo stesso.
Ma è la stessa tassa che va messa in discussione perché iniqua ed ingiusta e va a gravare negativamente su un comparto produttivo che dovrebbe essere invece alleggerito ed incentivato.
Il turismo rappresenta una voce molto importante per l’economia italiana ed è tra le eccellenze del nostro Paese. Eppure, vuoi per politiche sbagliate, vuoi per concorrenza di altre località, deve ogni anno affrontare problematiche di varia natura e complessità. A questo va aggiunto che la maggior parte delle località turistiche italiane possono contare solo su un turismo cosiddetto “di massa”. E qui l’imposta di soggiorno diventa una vera iattura.
Vengono vanificati gli sforzi degli operatori che, per attrarre più clienti, propongono sconti, offerte e quant’altro.
Basta un piccolo esempio: una famiglia composta da genitori e tre figli che sceglie una struttura a tre stelle; mettiamo un tariffa di 2,00 al giorno; questa famiglia si troverà a pagare ben 70,00 Euro di tassa per una settimana mentre, l’albergatore, per fare uno sconto di 50,00 Euro si trova a lavorare quasi al costo. Quindi vediamo il cliente pagare di più dopo aver magari fatto mille sacrifici per poter portare i figli in vacanza e l’albergatore guadagnare di meno perché per poter lavorare ha dovuto abbassare le tariffe.
• Quindi, l’imposta di soggiorno, causa un danno trasversale.
Ricapitolando: è una imposta il cui gettito dovrebbe essere utilizzato per migliorare i servizi, il territorio ed avere un ritorno economico sul turismo e ciò non avviene; dovrebbe essere applicata in funzione delle tariffe di pernottamento e ciò non avviene; è una tassa che danneggia e mortifica il turismo; nella maggior parte dei casi viene utilizzata per “fare cassa” e dare ossigeno a bilanci comunali sofferenti o portati al dissesto da amministrazioni comunali leggere e scialacquone; penalizza chi lavora e si impegna seriamente per premiare chi non vuole o non sa svolgere bene il compito a cui è demandato.
Vogliamo dire allora alle amministrazioni “leggere e scialacquone” di rimboccarsi le maniche e fare le cose per come vanno fatte rientrando nel recinto della regolarità amministrativa?
Vogliamo abolire l’imposta di soggiorno perché iniqua ed ingiusta e restituire legittimamente al turismo quella boccata di ossigeno che gli viene tolta a favore di altri che ne usufruiscono ingiustamente?
Cicas Turismo Calabria, da sempre al fianco degli operatori del settore, si sta impegnando in questa direzione con azioni mirate e rappresentando i propri numerosi iscritti presso le Sedi e Istituzioni competenti sicuri di riuscirci perché siamo nel giusto. Sarebbe auspicabile il supporto di tutto il comparto turistico e per questo ci rendiamo come sempre disponibili a dialogare con chiunque vorrà contattarci.

Greco

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