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IL RUOLO DELLA FORMAZIONE NELL'ERA DIGITALE

irenevecchioneDigitalizzazione significa cambiamento e quindi adattamento di competenze, di mindset, capacità di costruire e guidare. Digitalizzazione significa E-volvere e la formazione può essere un catalizzatore di questo cambiamento.

La questione è se innovare, ma piuttosto come farlo! Questa è la grande sfida che i nostri clienti ci raccontano e su cui siamo sempre più spesso chiamati ad operare. Nell’era digitale il ciclo di vita delle competenze è in rapida diminuzione e quello che oggi garantisce un plus di competitività sul mercato domani sarà passato e obsoleto.
Le aziende si trovano quindi a riconsiderare le proprie competenze interne e ad attuare un cambiamento di mindset per agire nel mondo digitale. Dal nostro punto di vista, rendere disponibili i fondamenti di cultura e competenze digitali, non limitati agli aspetti tecnici, è fondamentalmente per creare la consapevolezza necessaria ad affrontare questo cambiamento accelerato che crea indubbiamente nuove regole per le imprese e per l’ HR.
In questo contesto la formazione può essere un prezioso alleato delle aziende perché, attraverso lo sviluppo delle competenze dei propri dipendenti può diminuire il gap esistente tra evoluzione tecnologica e quella di impresa facendo del talento digitale una potente risorsa. Questa prospettiva mostra come tra le competenze da sviluppare c’è sicuramente il Change Management
inteso come l’elasticità mentale necessaria ad accogliere il cambiamento e riconoscere la necessità di un riallineamento continuo delle proprie competenze. Altro aspetto fondamentale è quello dell’ Accountability, ossia, la capacità di agire in ogni circostanza guidati da un profondo senso di responsabilità. In sintesi, quello che diventa fondamentale è un lavoro di consapevolezza e interdipendenza che rende tutte le risorse aziendali, dagli operatori ai manager, protagonisti attivi di questo cambiamento.
La trasformazione digitale non solo impatta sulle competenze da sviluppare ma anche sul modo stesso di fare e intendere la formazione.
Per rispondere infatti alle nuove sfumature del mondo del lavoro la learning experience sta abbandonando sempre più l’aula tradizionale, intesa come lezione frontale con il formatore al centro, per adottare uno stile più esperenziale e di workshop dove al centro c’è il partecipante. La tendenza è quella di cercare ambienti e modalità di apprendimento più informali, originali e gradevoli, dove la persona possa sentirsi al centro del processo di conoscenza.
A favorire questa tendenza ci sono le abitudini di fruizione della comunicazione digital e social che aprono le porte ad un apprendimento che può avvenire in qualsiasi luogo e in qualsiasi tempo. Se la persona diventa owner del proprio processo di acquisizione delle conoscenze, il formatore evolve e diventa un consulente esperto/facilitatore che cura la “regia” dell’attività formativa. L’apprendimento si arricchisce inoltre con una gamma sempre più ampia di approcci, tecniche e strumenti offline e online, generando forme di integrazione fra metodologie che uniscono formazione, comunicazione e gamification.
La frequente contaminazione fra diversi ambiti dell’esperienza e la differenziazione del panorama degli asset tecnologici a cui poter attingere facilitano la comprensione e l’apprendimento nel tempo. Soluzioni più smart e più user frendly permettono al partecipante di accedere alle conoscenze in maniera semplice, immediata e immersiva favorendo così l’engagement e la creatività. Queste sono premesse indispensabili per affrontare il passaggio alla Digital Transformation, per la quale le aziende stanno cominciando ad attrezzarsi.
Essendo sempre più frequente che la formazione sia un’esperienza transmediale, in cui i messaggi chiave e i contenuti core vengono presentati su più strumenti (mail, video, app, ppt, doc, poster, podcast, tweet, etc…) diventano punti di attenzione la visual identyty e lo storytelling. Ciascuno degli strumenti richiede infatti una specifica e autonoma elaborazione e diventa necessario costruire una frame comune che possa essere riconoscibile e che sia coerente con gli aspetti di visual e di content del percorso formativo.
Questa opera di coordinamento facilita l’elaborazione delle informazioni e la memoria. Va da sé che per essere realmente trasformative queste attività devono essere ricondotte alla realtà specifica dell’impresa, nessuna esperienza è efficace se non è pensata in relazione al contesto , agli obiettivi, ai processi e alle competenze dell’azienda.
Questo è l’approccio dello storydoing come tensione alla massima coerenza tra il dichiarato e l’agito.
L’approccio formativo sarà quindi sempre più Easy, Enjoyable e Meeting the Needs, basato su creatività progettuale che consenta lo sviluppo di un’esperienza di apprendimento mossa dai tre elementi del Design Thinking: la considerazione degli User Needs, la valorizzazione e la prototipizzazione.
L’apprendimento diventerà sempre più Total Learning ossia un’esperienza in cui immergersi e trasformarsi e la formazione sarà sempre più attenta alla user experience.

“Se la persona diventa owner del proprio processo di acquisizione delle conoscenze, il formatore evolve in facilitatore che cura la regia dell’attività formativa”
Irene Vecchione Amministratore delegato di Asset Management- da 20 anni si occupa di tematiche inerenti il lavoro.

di Irene Vecchione - www.assetmgm.it