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Migranti - Il rispetto della legge

Commento del Prof. Avv. Ugo Ruffolo


Il decreto sicurezza può apparire sublime o esecrabile.
RuffoloMa è legge dello Stato, votata dal Parlamento e promulgata dal capo dello Stato. Nessun sindaco è Corte costituzionale; la sola che può dichiarare incostituzionale una legge. Certo, gravi critiche di molti sindaci hanno serio peso politico. Ma una cosa è la critica politica di una legge sgradita, magari per seri dubbi di costituzionalità; altro il grave illecito del disapplicarla.
Un sindaco non può esercitare la ‘disobbedienza civile’: significherebbe violare la tripartizione dei poteri; ed, anzi, abusare illecitamente del proprio ruolo, rischiando d’essere sospeso o rimosso dal ministro o dal prefetto. Attenzione. Nella Costituzione, è vero, dove si legge «cittadini» va letto «esseri umani».
Ma situazioni dissimili consentono trattamenti dissimili, con vasta discrezionalità nel legiferare. Come la identificazione di speciali casi di protezione umanitaria; i tempi per i Centri di permanenza per il rimpatrio (difficile che sia incostituzionale passare da 90 a 180 giorni) o di trattenimento negli hotspot e ai valichi di frontiera; la maggiore o minore somma dei fondi per i rimpatri; le espulsioni per condanne penali anche non definitive; il modulare l’accesso al sistema di accoglienza ordinario (Sprar) gestito dai Comuni; le modalità di registrazione anagrafica dei richiedenti asilo; la revoca della cittadinanza nel caso di particolari reati; il più ampio o ridotto elenco dei Paesi d’origine sicuri; la reiezione delle domande di asilo per chi usi documenti falsi o rifiuti procedure d’identificazione quali le impronte digitali; e così via.
Potrebbe, per qualche disposizione particolare, sollevarsi specifico dubbio di costituzionalità, ma solo nella sede opportuna: in un procedimento giudiziale pendente (anche sotto la forma del ricorso ‘incidentale’ – ove in concreto ammissibile – in un pendente giudizio, come preconizzato da Ceccanti, costituzionalista e parlamentare). Ma non per l’intero decreto. Ai sindaci non compete l’obiezione di coscienza.